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07 gennaio 2019
il presidente della libera agricoltori sulla manovra

nolli: «complessivamente il mio giudizio è buono ma su latte, zootecnia e suinicoltura ci aspettavamo di più»

cremona Sulla manovra di bilancio del Governo interviene anche il presidente della Libera, Renzo Nolli, che condivide le dichiarazioni, sostanzialmente positive, del presidente confederale Massimiliano Giansanti, ma al contempo rimarca come, per un’area vocata alla zootecnia, come la provincia di Cremona e l’intera pianura padana, ci si sarebbe potuti aspettare qualcosa di più. «Visto che il latte e la suinicoltura rappresentano comparti determinati per l’economia non solo agricola del Paese. Essi sono alla base di molteplici produzioni tipiche e di pregio dell’agricoltura italiana e devono essere sostenuti». Nolli prosegue: «In una fase in cui prezzi sono sotto una positiva pressione internazionale e non riescono ad alzarsi in modo significativo rispetto alle medie europee, ad esempio, lascia perplessi, che non venga detto niente sulla Iva zootecnica. Se su quella del latte, penso si possa essere abbastanza tranquilli, in quanto dovrebbe essere già incamerata come ‘strutturale’ per quella delle carni vi è qualche perplessità in più visto che il relativo provvedimento era stato introdotto come misura straordinaria durante una fase di crisi acuta. Dunque, da questo punto di vista aspettiamo conferme».

Ancora relativamente al comparto latte, definito in tempo utile la questione prezzo, oltre alla attesa conferma più sopra citata dell’Iva, ha destato un certo clamore il ricorso del Consorzio di tutela del Parmigiano Reggiano contro il provvedimento del Ministero della salute sulla normativa e sulla indicazione del ruolo del ‘Lisozima’ nel processo produttivo del Grana padano.

«Non ho informazioni dirette - afferma Nolli - ma da quanto riportato su alcuni quotidiani emiliani relativamente a questo aspetto vi è stato un attacco, presumo anche di tipo sindacale, apparentemente senza alcun motivo ad un prodotto che contribuisce ad assorbire ben il 25% del latte nazionale e che è una delle bandiere del Made in Italy, nonché il prodotto Dop più venduto al mondo. E’ stata una iniziativa deprecabile. Sarebbe molto più utile un atteggiamento maggiormente collaborativo tra Consorzi che rappresentano un importate sbocco commerciale e di ritorno del prezzo del latte ai produttori. Quello del Grana padano contribuisce in forma indiretta ad indirizzare il prezzo del latte alla stalla anche per un ulteriore 25%. E fino ad oggi i prodotti di elevato pregio qualitativo hanno rappresentato una importante ancora di salvezza del comparto, come dimostra l’andamento delle vendite e dell’export che hanno contribuito al sostegno economico anche dei produttori di latte».


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