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17.09.2019
Cesare Soldi, presidente Associazione Maiscoltori Italiani

Per quanto riguarda il mais, coltura principale della bassa Lombardia, la superficie coltivata in provincia di Cremona è stata abbastanza stabile, come confermano i dati Istat, circa 80 mila ettari in totale di cui 22 mila a granella e 57 mila ceroso. In Lombardia complessivamente si raggiungono quasi 500 mila ettari all’incirca con le stesse proporzioni tra granella e ceroso.
Le piogge dei primi di aprile hanno letteralmente fatto da “spartiacque” tra chi ha seminato a marzo, su terreni molto asciutti a causa del lungo periodo di siccità, e chi ha proceduto successivamente alle precipitazioni. In seguito le colture sono state soggette durante la fase di crescita a condizioni climatiche opposte: quelle di un maggio molto piovoso con temperature insolitamente rigide (i primi 15 giorni sono stati i più freddi degli ultimi 70 anni nel nostro Paese) e quelle di giugno che ha segnato il record di secondo mese più caldo di sempre.
Le prospettive finali non sono particolarmente brillanti: la posticipazione delle semine ha generato un gap nelle tempistiche, anche se non pesante come in Veneto o in Friuli dove in alcune zone le piogge hanno creato ritardi più gravi. La stagione quindi non è certo da annoverare tra quelle da ricordare: grande variabilità nelle produzioni con dati medi relativamente bassi. Per le rese del mais ceroso si stima in media una diminuzione di circa il 15%, mentre per la granella si attendono diminuzioni dell'ordine del 5%.
Parlando più in generale si può dire che la maiscoltura ha tenuto, sostenuta più dalla forte vocazione zootecnica territoriale che non dalla effettiva remunerazione del prodotto.
Sulla piazza di Milano questa settimana la quotazione è stata di 177,5 euro/t contro i 188,5 euro/t di un anno fa. E nel 2018 il valore medio annuo fornito dalla Società Granaria di Milano è stata di 184 euro/t. troppo bassa per garantire un reddito adeguato ai produttori. E la situazione non sembra destinata a migliorare. Secondo le ultime stime USDA, l'annata 2019/2020 sarà caratterizzata da un'ampia disponibilità di prodotto. Si registrano raccolti record in Brasile ed Argentina. Rese previste in crescita anche in Ucraina, Ungheria e Romania.
L'attuale scenario che si delinea per le produzioni USA, seppur in lieve flessione, sembra per ora non destare particolare preoccupazione sui mercati. Agli attuali livelli di giacenze, il tutto si sta traducendo quindi in una forte competitività a livello internazionale che pone un evidente effetto depressivo sui prezzi con un improbabile inversione di tendenza nel breve-medio termine.


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